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martedì 23 aprile 2013

Dieci piccoli consigli sui problemi più comuni della tecnica chitarristica
di Leo Brouwer

1) Il chitarrista non ascolta "riferimenti". Se suona Giuliani deve ascoltare Rossini, se interpreta Tarrega deve ascoltare Chopin, se suona Scarlatti deve ascoltare l'originale sul Clavicembalo.

2) Necessità di uniformare i tocchi appoggiato e libero per cercare uguale qualità di suono e di colore.

3) Lo studio meccanico della tecnica è inefficace. Per esempio ci si abitua a eseguire le scale in modo abitudinario il che non apporta sviluppo. Tanto più quando si accelera lo studio delle scale stesse con il metronomo per arrivare ad una maggiore velocità. Si lasciano da parte le possibilità dinamiche (crescendo, decrescendo), il cambio di ritmo che costringe a rivolgere l'attenzione alla mano sinistra, ecc.

4) I legati della mano sinistra si realizzano di solito con una pressione inadeguata, generalmente eccessiva, contrariamente a ciò che si pensa. Allo stesso modo il legato discendente si realizza"tirando" troppo la corda. Ricordiamo che così facendo non utilizziamo "a favore" la vibrazione della corda (basta sollevare il dito senza tirare)

5) Si può studiare ma non interpretare con il metronomo.

6) I temi e le armonie sono importanti, gli "effetti" non lo sono. Questi sono il maquillage o il vestiario, non determinano la personalità che li indossa.

7) Non bisogna abbandonare la ricerca della bellezza del suono. Costruiamo i nostri fortissimo e pianissimo in una scala di qualità sonora. I suoni duri, quelli aspri o quelli leggerissimi vanno utilizzati come eccezioni, come effetti più vicini alla percussione che alle componenti sonore importanti. E' sgradevole sentire il forte-duro e il piano-impercettibile

8) Il chitarrista deve cantare interiormente, così si renderà conto della direzionalità melodica. Non c'è niente di più noioso di una melodia piatta e di un'opera senza colori.

9) Cos'è il vibrato? Il chitarrista vibra pensando alla bellezza ma questo è un errore (provate a vibrare ogni nota del Preludio n°3 di Villa-Lobos: si otterrà qualcosa di ridicolo).

"Il vibrato non è bellezza, è intensità".

Il vibrato lento si applica generalmente su note lunghe e passaggi tranquilli. Ha la funzione di prolungare la risonanza.

10) L'equilibrio dei blocchi sonori, come accordi, rasgueados, ecc, soffre della disuguaglianza delle corde. Le più critiche sono la terza (di suono scuro) e la seconda (di suono debole, quasi metallico). Ponendo attenzione a queste corde intermedie e facendole risaltare si bilancia il suono complessivo dell'accordo. Ricordiamo che neanche i bassi potenti aiutano queste corde deboli. Il rasgueado classico non raggiunge la bellezza di quello flamenco per una semplice ragione: il chitarrista classico lascia cadere la mano e fa risuonare con il tocco indiscriminato le corde gravi e medie, producendo più una percussione che un suono chiaro. Il chitarrista flamenco "indirizza" il tocco verso le prime corde cercando chiarezza, che è proprio ciò di cui necessita lo strumento.


Tratto da "Gajes del oficio" di Leo Brouwer