“La formazione dell'orecchio è la cosa più importante.
Esercitati sin dall'inizio a riconoscere note e tonalità.
La campana, i vetri delle finestre, il cuculo- tenta di
cogliere quali suoni producono.”
R.Schumann
L'arte di ascoltare si impara e si affina con la pratica e l'esperienza. Diceva Heinrich Neuhaus, famoso pianista e affermato didatta russo (maestro di Sviatoslav Richter ed Emil Gilels): “prima di iniziare a suonare uno strumento, chi studia - sia un bambino, un adolescente o un adulto - deve essere già spiritualmente in possesso di un patrimonio musicale; deve per cosi dire, custodire la musica nella memoria e nel cuore, deve sentirla col proprio orecchio”.Cominciare da piccoli aiuta ma non è una condizione fondamentale. La musica è un linguaggio e come tale va vissuta, facendola suonare e risuonare nella nostra testa, nella più totale libertà, affinchè proprio quest'ultima prenda il sopravvento e ci conduca verso una realtà dove solo l'immaginazione ci può fare da guida.
Dicevamo che ascoltare si impara. E si affina lungo tutto il percorso di una vita, mentre le esperienze quotidiane si accavallano a quelle artistiche e si intrecciano motivando le une con le altre.
Dicevamo che ascoltare si impara. E si affina lungo tutto il percorso di una vita, mentre le esperienze quotidiane si accavallano a quelle artistiche e si intrecciano motivando le une con le altre.
Non sono un fautore tout court del concerto, dell'esperienza dal “vivo”, perchè non ritengo che quella dal disco sia una vita da morti! Anzi si può paragonare la voce registrata ad un dio immortale che dall'Olimpo ci indica il percorso, la strada da seguire. Si possono in effetti passare intere giornate a imparare tutte le sottili esperienze espressive che geni dello strumento quali Segovia, Rubinstein o Heifetz ci possono ancora offrire. Il recupero quindi di momenti gloriosi della storia delle esecuzioni, che altrimenti cadrebbero nell'oblio, come il più efficace mezzo educativo a nostra disposizione. E la possibilità di ascoltare più volte lo stesso brano ci aiuta a cercare di diventare acuti critici di quanto sentiamo, anche se l'esecuzione è molto al di sopra delle nostre capacità. Solo chi tiene ben aperte le orecchie potrà essere capace di valutare oggettivamente, un domani, le proprie esecuzioni, perchè senza una sana autocritica non è pensabile di costruire una solida base tecnica. Ed è a questo punto che potremmo fare un importante passo avanti: suonare ed ascoltarci nello stesso tempo.
Andrea Gallo