sabato 3 dicembre 2011

L'ARTE DI ASCOLTARE



La formazione dell'orecchio è la cosa più importante. 
Esercitati sin dall'inizio a riconoscere note e tonalità.
La campana, i vetri delle finestre, il cuculo- tenta di
cogliere quali suoni producono.”


R.Schumann





L'arte di ascoltare si impara e si affina con la pratica e l'esperienza. Diceva Heinrich Neuhaus, famoso pianista e affermato didatta russo (maestro di Sviatoslav Richter ed Emil Gilels): “prima di iniziare a suonare uno strumento, chi studia - sia un bambino, un adolescente o un adulto - deve essere già spiritualmente in possesso di un patrimonio musicale; deve per cosi dire, custodire la musica nella memoria e nel cuore, deve sentirla col proprio orecchio”.
Cominciare da piccoli aiuta ma non è una condizione fondamentale. La musica è un linguaggio e come tale va vissuta, facendola suonare e risuonare nella nostra testa, nella più totale libertà, affinchè proprio quest'ultima prenda il sopravvento e ci conduca verso una realtà dove solo l'immaginazione ci può fare da guida.
Dicevamo che ascoltare si impara. E si affina lungo tutto il percorso
di una vita, mentre le esperienze quotidiane si accavallano a quelle artistiche e si intrecciano motivando le une con le altre.



Non sono un fautore tout court del concerto, dell'esperienza dal “vivo”, perchè non ritengo che quella dal disco sia una vita da morti! Anzi si può paragonare la voce registrata ad un dio immortale che dall'Olimpo ci indica il percorso, la strada da seguire. Si possono in effetti passare intere giornate a imparare tutte le sottili esperienze espressive che geni dello strumento quali Segovia, Rubinstein o Heifetz ci possono ancora offrire. Il recupero quindi di momenti gloriosi della storia delle esecuzioni, che altrimenti cadrebbero nell'oblio, come il più efficace mezzo educativo a nostra disposizione. E la possibilità di ascoltare più volte lo stesso brano ci aiuta a cercare di diventare acuti critici di quanto sentiamo, anche se l'esecuzione è molto al di sopra delle nostre capacità. Solo chi tiene ben aperte le orecchie potrà essere capace di valutare oggettivamente, un domani, le proprie esecuzioni, perchè senza una sana autocritica non è pensabile di costruire una solida base tecnica. Ed è a questo punto che potremmo fare un importante passo avanti: suonare ed ascoltarci nello stesso tempo.

Andrea Gallo

domenica 6 novembre 2011

FILARMONICA PER DILETTO

Il nome dell'associazione, Filarmonica della Chitarra, mi venne in mente osservando alcuni dei miei allievi. Professionisti nelle varie branche della società, di età compresa tra i trentacinque e i sessantacinque anni, con lavori impegnativi, vite realizzate o in fase di realizzazione,  persone felici, tutti con il bisogno di comunicare con urgenza la propria passione per la chitarra e il suo affascinante repertorio; il bisogno insomma di provare ogni tanto la forte emozione di rivelarsi ad una persona competente, in grado di capire e percepire il messaggio.
Filarmonica quindi nel significato etimologico di associazione che riunisce amatori che si dilettano di musica e ne coltivano lo studio.
Naturalmente mi occupo anche di ragazzi e bambini che hanno una visione più diretta verso il futuro e mancano di quell'urgenza che invece caratterizza l'adulto; ma mi ha sempre colpito l'allievo che, sottraendo a volte il tempo al sonno e le energie alla famiglia, si dedica allo studio, anche se solo per non più di mezz'ora al giorno (spesso di sera rinunciando alla comoda tv) col rigore e la determinazione che manca spesso ad aspiranti professionisti. Ho voluto quindi dedicare la prima pagina di questo diario al Dilettante, a colui che si diletta del far musica e che da questo ne trae nutrimento per rendere felici le proprie giornate e che per questo merita l'apprezzamento dell'insegnante, anche se i suoi limiti talvolta superano le sue capacità.
Domenico Scarlatti nell'introduzione agli "Essercizi", pubblicati quali opera prima nel 1738 quando aveva già 53 anni, con linguaggio capriccioso e fiorito che tanto ricorda lo stile della sua musica, ci guida verso una direzione che poi non è cosi lontana dalla nostra:
“Lettore,
Non aspettarti, o Dilettante o Professor che tu sia in questi Componimenti il profondo intendimento, ma bensì lo scherzo ingegnoso dell'Arte, per addestrarti alla Franchezza sul Gravicembalo: Ne Viste d'Interesse, ne mire d'Ambizione, ma Ubidienza mossemi a pubblicarli. Forse ti saranno aggradevoli, e più volentieri allora ubidirò ad altri Comandi di compiacerti in più facile e variato stile. Mostrati dunque più umano, che critico; e si accrescerai le proprie Dilettazioni. Per accennarti la disposizione delle mani, Avvisoti che dalla D viene indicata la Dritta, e dalla M la Manca: Vivi felice.”

Andrea Gallo